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ARTISTIC…@…MENTE VALERIA CATANIA: FORME MOLTEPLICI DI LUCE E MATERIA

Valeria Catania, www.valeriacatania.it

”Intraprendendo la via costruttiva della fantasia,

invocando ciò che non c’è ancora,

cercando e costruendo nell’azzurro il vero, il reale,

là dove il puro dato di fatto scompare

– incipit vita nova,,

Ernst Bloch, Spirito dell’utopia

 

 

 

 

Angela Vettese, nel riconfermare il valore poetico dell’arte, scrive che ”a essa si chiede di sapersi tradurre in un atto comunicativo, componendosi in una forma capace di mettere in moto la mente di chi osserva in modo subliminale o emotivo: il <<fare>> diventa espressione e in questo segue la tendenza verso un <<uomo artigiano>> che tende a imparare facendo e a fare con precisione, perseguendo risultati capaci di suscitare empatia” [L’arte Contemporanea, 2012].

E’ un pensiero questo che ben sintetizza l’arte di Valeria Catania.

Artista poliedrica (pittrice, scultrice, performer), si trasferisce da Lecce a Roma, iniziando a lavorare ad alcuni progetti e, percorrendo quella Via Margutta ”dei bombardamenti, dei pittori, dei giovani poeti”, ha l’opportunità di presentare i suoi lavori, alcuni dei quali verranno poi esposti, sino alle prime mostre personali, sempre supportata da un grande mentore, il compianto Carmine Siniscalco (1928-2017), Presidente dei Galleristi Romani e gallerista presso lo STUDIO S-arte contemporanea. Incitata da Roberto Alessandri (Galleria Alessandri) partecipa alla 54a Biennale di Venezia (2011), su selezione di Vittorio Sgarbi.

Da allora la carriera di Catania è un susseguirsi di importanti partecipazioni ad eventi nazionali ed europei ( tra questi ARTOUT-O IL MUST, nel 2011, presso l’Istituto di Cultura Italiana a Londra; ”Il Mese della Cultura e della Lingua Italiana” a Montecarlo; ”ARGAMARTE AL MUSEO CROCETTI”; ha partecipato, poi, al Gran Galà delle Arti Contemporanee”; a ALTAMODAROMA, nell’edizione del 2014, occasione in cui ha esposto il primo abito scultura), vantando anche collaborazioni con importanti aziende tra le quali FRAU e OCRES Renato Scrocca srl.

Al centro della ricerca concettuale di Valeria Catania c’è l’individuo, l’insieme delle sue emozioni, delle sue fragilità in un’epoca che sembra disperderne l’unicità, l’essere proprio, nell’ottica di un’uguaglianza malata, di una distopia disorientante.

Ombre che necessitano di essere esplorate, vissute, scoperte nella loro molteplicità; ombre che necessitano della luce per far emergere la verità insita nelle forme sinuose e plasmate in profili in costante movimento.

La luce assume allora una funzione primaria di svelamento della materia, attivando un processo empatico a cui lo spettatore è sottoposto.

Il tempo e il moto collaborano a tale processo: lo sguardo dello spettatore si muove in parallelo al riflettersi della luce che dona forme nuove interpretate in base all’impressione che ciascuno ne trae. Da tutti di questi fattori originano quei profili materici che, nell’urgenza di un grido, si liberano dalla materia stessa di cui sono composti e che sembra imprigionarli.

Il turbinio delle emozioni e gli interrogativi sull’esistenza si espandono in una pluralità di espressioni e di forme incavate e modulate dalla materia ed evidenziate dalla luce come in Misterios…@…mente (2012) e Squilibrat…@…mente (2013), che, approfondendo la ricerca già condotta con Luci e ombre (2011), la porta al punto tale da superare il semplice dualismo luce-ombra/anima-corpo e lo arricchisce con una tensione cromatica lieve e sfumata nella quale la singola figura si frantuma in una caotica congerie di idee, emozioni, sguardi a loro volta ulteriormente frammentati e indagati da una ”luce come elemento di vita, suscettibile d’entrare nel ciclo delle metamorfosi e di secondarle.

La luce non rischiara solamente la massa interna, ma collabora anche con l’architettura per darle la sua forma. È anzi, essa stessa, forma […]. Le figure…sono come il simbolo dell’eterna trasfigurazione, che senza fine si attua sulle forme della vita e che, senza fine, estrae da questa forme diverse per un’altra vita” [Henri Focillon (1881-1943), Vita delle forme, 1934].

Come la vita è una costante metamorfosi, un percorso transitorio verso la definizione dell’essere, così le opere dell’artista subiscono un analogo processo: la materia (tele, oggetti plastici, metalli) viene ricercata, analizzata, lacerata, fusa, modellata, assemblata dalle mani dell’artista-artigiano che, come un chirurgo, è chiamato a dare ad essa una forma, una sua esistenza.

Chirurgia Plastica, la serie esposta sia Spoleto nel 2015 che al MAXXI di Roma, è significativa di tale percorso di verità e dello stretto legame tra materia, luce e colore: un lavoro manuale di creazione, un richiamo ad un intervento che serve a curare, guarire, a correggere e da cui vengono estrapolate quelle sculture che, in rapporto sinergico con la luce, si lasciano attraversare dai raggi che ne proiettano i colori nello spazio, espandendo l’opera in un clima surreale e trascendente che richiama gli effetti luminosi delle cattedrali gotiche.

Atmosfere mobili e instabili, tremolanti e mutevoli, partecipi di forme nuove e sensazioni molteplici. Sculture di grandi e piccole dimensioni che nascono col proposito di non essere ridotte a puri oggetti, ma di essere vissute dall’individuo che non è più semplice spettatore, ma diventa parte dell’opera, sua stessa materia.

 

”Qualsiasi cosa è materiale; la tua voce, il tuo respiro è un gas e il gas è materiale, perciò neanche la parola detta è smaterializzata” [Bochner]: la mente stessa si concretizza nelle forme che assume la materia e con essa genera energia.

Un’energia che si tramuta in un vortice e che sospinge verso l’alto, come in Energic…@…mente (2014), installazione permanente esposta nel comune di Guidonia Montecelio e ideata per MOCA CAFFE’ ROMA, realizzata nell’ambito di un progetto coi detenuti del Laboratorio di METALMORFOSI Società Cooperativa sociale Onlus.

In questa opera i profili svettano verso l’alto innalzati dal moto direzionale circolare della fascia che li avvolge e dalla quale essi emergono liberandosi nel vento. A questo movimento si contrappone quello orizzontale generato dall’ombra proiettata da una luce stavolta non artificiale ma naturale, creando non solo un prolungamento dell’opera stessa, ma una simbiosi tra ambiente naturale ed artificiale.

Un risultato simile è quello ottenuto, ancora a Spoleto, in un ambiente all’aperto: in tale occasione l’artista ha potuto sperimentare l’effetto sortito dal gioco di riflessi creato non più in maniera guidata e voluta, bensì affidata al moto naturale della luce solare, scoprendo effetti nuovi ed insoliti, in un suggestivo connubio tra opera umana e natura.

V. Catania, ”Energic…@…mente, 2014”, installazione permanente, metallo lavorato, 3.20x1m, Guidonia Montecelio, courtesy Valeria Catania

Tutta l’arte di Valeria Catania è un’esperienza sensoriale. Non solo visiva o emotiva, ma anche tattile, uditiva: è il caso dell’istallazione sonora e performativa ”La valigia dei sogni (Roma, ”Centro-Periferia” corner D Museo MAXXI, gennaio 2015). Una stanza buia, una valigia e su tutto ciò un ridondante e imperioso battito, quello cardiaco, suono ancestrale ed espressione sentimentale per eccellenza.

Un battito accelerato, ansioso, generato dalla paura. Espressione di terrore ed oppressione, di uno spasmo ansiogeno alla ricerca di uno spiraglio di luce, di una via di liberazione.

Viaggio emozionale nel mondo delle paure allo scopo di oltrepassare il buio lasciandosi guidare dalla luce, rassicurante e rigeneratrice.

La condizione oppressa e soffocata dell’individuo e la connessa necessità di ritrovare la propria individuale libertà è una costante nella riflessione concettuale di Valeria Catania, da sempre attenta alle più delicate questioni sociali e culturali, quali quelle relative alle tematiche Lgbt, alla condizione dei detenuti o a quella della donna, soggetta ancora a stereotipi e violenze, trattata come una statua da tenere su un piedistallo muta, immobile, sfruttata.

Contro la violenza di genere, l’artista ha dato vita ad una performance, Art flash mob…Walk (2013, ), ribadendo la necessità di contrastare la brutalità primitiva, data per acquisita da illogiche consuetudini, appartenente al presunto ”più forte” e ribadendo la forza maggiore del non tacere. Tema analogo scolpito nell’opera Svitata, una scultura in cartapesta e bulloni che rivendica la necessità di ognuno di essere libero: rimuovere quei bulloni che rappresentano le costrizioni da parte di chi vorrebbe decidere della vita altrui, che attanagliano l’esistenza e lasciar librare il corpo e la mente con uno slancio lieve e disperdersi come una nube.

V. Catania, ”Svitata”’,2013, scultura in cartapesta e bulloni, courtesy Valeria Catania

Oltrepassare le barriere, abbatterle e scorgere oltre esse la luce.

Trovare conforto nella fede per chi vive in prigioni non solo mentali ma anche materiali è alla base dell’ultimo progetto di Valeria Catania: Spiritu…@…lmente  del 2016 (di cui attualmente esiste un modello in scala), progetto che ha visto coinvolti alcuni detenuti in occasione del Giubileo dei detenuti indetto da Papa Francesco lo scorso 6 novembre.

Dal basamento roccioso e acuminato si innalza la grande croce realizzata con materiali di scarto quali ferro, pezzi di cancello e manette, simboli della condizione carceraria, emblemi di dolore, privazione, esclusione.

Metafora di peccato e atroci sofferenze, la croce nel pensiero cristiano è non solo simbolo di sacrificio, ma anche di redenzione, perdono e speranza.

La luce, in questo caso, assolve a tale funzione: essa proietta i suoi riflessi oltre le maglie della rete metallica e i riflessi sulla parete sembra vogliano indicare un percorso nuovo, un conforto fiducioso in se stessi e verso gli altri.

Lo stesso conforto che, ancora la luce, sembra suggerire allorquando investe direttamente la croce: allora essa diventa icona di fermezza e riferimento per chi sembra essersi perduto tra le ombre del peccato.

Il basamento non è più groviglio minaccioso, ma una corona raggiante da cui emerge, come da una fonte luminosa, il Cristo pronto ad aprire le braccia a chi ha smarrito la retta via, innalzandosi come creatore di nuova vita.

Nelle Confessioni, S. Agostino scrive:

” O Signore, che dai forma ai tralci della nostra vita mortale, che sai con mano leggera smussare le spine che non si trovano nel tuo paradiso…Oh, avessi posto maggior attenzione al tuono delle tue nubi! […]Nostro unico piacere fu quello di fare ciò che era proibito, perché ciò ci piaceva. Così è fatto il mio cuore…quel mio cuore di cui hai avuto pietà mentre ero nel fondo dell’abisso”.

Così l’artista ha voluto offrire ai detenuti non solo la possibilità di sentirsi coinvolti in un progetto, ma anche ”un’opportunità di riabilitarsi e di sostenere le proprie famiglie”, come ha dichiarato lei stessa in occasione della presentazione di Energic…@…mente.

Stavolta lo fa con maggior forza, affidando questo suo proposito alla realizzazione di un’opera che racchiude in sé il messaggio di un riscatto, innanzitutto, sociale e soprattutto morale!

”Sono interessato a un’arte come via di conoscenza. Voglio conoscere la matrice degli eventi della storia. Voglio impegnare la spiritualizzazione della materia e la materializzazione dello spirito. Voglio considerare il linguaggio come un’articolazione del limitato per esprimere l’illimitato” (John Baldessari, What Thinks Me Now, 1982).

Tutto il lavoro di Valeria Catania è un percorso finalizzato alla conoscenza: un’idea che trova forma nella materia investita di colori e luce, sicché il risultato non è mai semplicemente un pezzo d’arte, un in-sé (per utilizzare un concetto sartriano).

Nel preciso istante in cui l’osservatore posa il suo sguardo su quell’opera si attiva un processo emozionale in virtù del quale il primo riversa sull’altra significati che trascendono la fattualità e si tramutano in molteplici immagini sovrapposte connesse all’oggetto.

Un percorso spirituale ed energetico che rende l’opera ”viva”, come scrive Sergio Lombardo, che la sottrae alla tradizionale e conformista osservazione, durante la quale l’osservatore si limita a recepire l’espressione dell’artista e il contenuto dell’opera.

Occorre, invece,  ”creare dei conflitti d’interpretazione e…stimolare l’espressione dello spettatore ”. Valeria Catania vuole ricercare con la sua arte una nuova forma di dialogo, creare un canale privilegiato con l’individuo e offrire a quest’ultimo la possibilità di riscoprirsi come soggetto il cui valore è pari a quello di un altro, ma mai conforme.

Riscoprire la propria individualità e la capacità di comunicare nella dimensione del reale, in un tempo in cui viviamo di realtà altre, virtuali e alterate che privilegiano l’apparire all’essere annientando lo spirito particolare che aleggia nell’ombra di ciascuno di noi e che ha bisogno di essere guidato per tornare a risplendere.

abito scultura realzzato da Valeria Catania in occasione di ALTAMODAROMA, EDIZIONE 2014

-A. Celletti, C. Gazzillo

3 Risposte a “ARTISTIC…@…MENTE VALERIA CATANIA: FORME MOLTEPLICI DI LUCE E MATERIA”

  1. Ho avuto piu’ volte la possibilita’ di ammirare le opere dell’artista Valeria Catania e dovo dire che ho sempre provate le emozioni da voi cosi ben descritte
    Complimenti a voi per lo splendido articolo e naturalmente all’artista per le sue creazioni

I commenti sono chiusi.