”La tela animata” di J.F. Laguionie

”The painting must go on!”  Ma l’artista che fine ha fatto? Il compiuto Ramo, l’incompiuta Lola e lo schizzo Plum si avventurano alla ricerca del pittore perduto…

di Alessio Celletti

la tela animata
frame dal film

La tela animata” non è un semplice film di animazione, ma è un vero e proprio capolavoro!

Il grande merito di Jean-François Laguionie è stato quello di costruire una storia universale, sia per la tematica, sia per quanto riguarda il mezzo linguistico adoperato, riuscendo in tal modo a dar vita ad un’opera che diviene una sintesi di espressioni metalinguistiche.

Puntando sull’animazione – magistralmente curata da Lionel Chavin-, ”La tela animatapuò definirsi un compendio artistico sapientemente architettato (tant’è vero che sono serviti ben cinque anni di realizzazione prima di uscire, nel 2011, nelle sale).

L’universalità, come si accennava, è il tratto che contraddistingue questo film.

Tematiche sociali cruciali e paradossalmente onnipresenti nei corsi e ricorsi storici vengono filtrati con eleganza attraverso le immagini, che altro non sono che una rielaborazione di iconografie consacrate dalla storia dell’arte.

la tela animata
frame dal film

E così Matisse, Gauguin, Modigliani, Giotto, Escher, Picasso, i fauvisti, e altri vengono rivisitati in chiave fiabesca e contemporanea.

I Maestri della Luce e del Colore sono celebrati in questa perla artistica che tratta, alla base, la vita delle opere d’arte oltre la tela e il legame che le tiene unite all’artista.

Il colore è, infatti, una delle tematiche centrali, essendo il messaggio di fondo che l’esistenza si tinge di colori, di tutti i colori; l’importante è che ogni cosa sia definita attraverso essi.

L’animazione è, invece, un mezzo comunicativo che, facendo leva sul sentimento nostalgico e fanciullesco, è capace di attirare l’osservatore all’interno di un caleidoscopio di esperienze visive ed emozionali.

Un film che vuole essere una metafora e che ”sfrutta” l’arte a tale scopo, traducendo i significati dell’esistenza in valori e immagini.

Luci, colori e arte.

L’arte di tutte le arti è sintetizzata in questo capolavoro del cinema d’animazione francese.

EPISTEMOLOGIA DELL’OPERA

La tela animata” non è interamente un film d’animazione, ma è strutturato su tre registri: animato, grafico-tridimensionale e reale.

Una scelta, probabilmente, non casuale e le interpretazioni potrebbero rintracciarsi in fonti esterne, ma che presentato tratti di attinenza col caso in esame.

Per la parte animata, di particolare interesse è il paragone con l’opera dell’artista livornese Leonetto Cappiello, nel profilo e nell’analisi che ne tratteggia Ave Appiano.

Come Cappiello, anche Laguionie sembra muovere dalla convinzione di un’assoluta libertà dell’immagine appartenente al mondo dell’infanzia e delle fiabe, in quanto rassicurante e impressiva, capace di far navigare in un universo fantastico, immaginario e onirico.

la tela animata
frame dal film

Tant’è vero che l’Appiano evidenzia nell’opera dell’artista (assiduo frequentatore dei cafè chantans di Toulouse Lautrec) i tre mondi della festa, del gioco e del rito che ritroviamo anche in questa sezione del film.

È in particolare la festa ad emergere, ossia la ‘‘manifestazione dell’invenzione dei valori, della dissacrazione e della violazione, del trionfo della follia e della semplicità… è lo spettacolo della finzione e dell’esigenza voluttuosa della maschera assunta non come oggetto passivo semplicemente esibito sul viso, ma come oggetto attivo a cui viene consegnato lo spirito e che prende possesso del corpo, venendo ad essere indossata <<dentro>> di sé prima ancora che fuori” (A. Appiano, Capire l’arte,ed. Tascabili Newton, 1996).

Si assiste ad una estensione ludica del soggetto ”nello e oltre lo spazio del linguaggio del corpo” attraverso un riconoscimento indiretto dell’osservatore a favore o contro i soggetti in scena (una mimesis che passa attraverso il filtro della finzione animata).

Se l’animazione è il regno della fantasia, quello della realtà virtuale rappresenta una sorta di ”terra di mezzo”, un ponte che funge da anello di congiunzione tra il mondo onirico dell’animazione e la realtà.

Per interpretare questa parte abbiamo voluto prendere come riferimento le riflessioni in materia condotte da Tomàs Maldonado, per comprendere appieno le quali è necessario, tuttavia, ribaltare il punto di vista, spostandolo dall’osservatore ai protagonisti.

Maldonado definisce la realtà virtuale come un ”sistema di ambienti sintetici” (ottenuto dall’insieme di ambienti virtuali e di realtà aumentata), una realtà ambientale che gioca sul doppio piano dell’illusione, la quale consente di riconoscere sia il reale che la dimensione virtuale come plausibile l’una dell’altra.

Una fantasmagoria, che difficilmente consente di riconoscere i confini della realtà.

Ciò implicherebbe la creazione di un mondo simbolico, inteso come luogo in cui si sviluppano le pratiche creative di rappresentazione della ”nostra versione del mondo reale” (T. Maldonado, Reale e Virtuale, ed. Feltrinelli, 2015, pag. 147).

avendo capovolto il punto di vista, si potrà comprendere maggiormente il riferimento di Maldonado alle ”Enneadi” di Plotino, nonché il ruolo simbolico e ”mediatore” del mondo virtuale inserito nel film.

Scrive Maldonado: <<L’idea, per esempio, di una realtà virtuale intesa come una via di fuga dal reale verso il virtuale può essere interpretata come una fuga ascendente, liberatoria verso l’assoluto. Soprattutto se questo viene teorizzato come qualcosa che accade tramite una ”decorporalizzata sensorialità umana”, ossia tramite una sensorialità che le tecnoligie digitali avanzate hanno resa autonoma rispetto al corpo>> (pag. 56).

L’assoluto cui la protagonista Lola aspira è quella di incontrare il suo artista.

La fuga avviene da un mondo che per lei è reale.

La scena conclusiva è l’epiteto finale di un incontro tra due dimensioni che si riconoscono l’una nell’altra.

È un simbolico mondo reale del sogno; è l’apoteosi della fantasia!

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